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“La superficialità è una scala con un solo gradino”

  • 26 aprile 2021
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Col primo caldo di solito nascono i nuovi entusiasmi e i nuovi obiettivi sportivi (le performance): i 10km di corsa dignitosi, le 10 trazioni alla sbarra, i 10 kg in meno.
E alcuni, per dirla alla milanese, si sfondano.
Se ci si fa male non è sempre ‘colpa dell’età’ o dell’attività ‘sbagliata per noi’.
L’immagine a piramide riassume il concetto.
Alla base ci deve essere lo stato di salute, inteso in senso lato anche come caratteristiche fisiche personali. Può infatti capitare che un’attività non sia adatta alle nostre caratteristiche fisiche: la forma dell’anca non ci permette determinate posizioni yoga, o siamo troppo pesanti per pensare di trazionarci su una sbarra, o troppo bassi per pensare di schiacciare a canestro.
Ad un livello superiore c’è il fitness, inteso come il grado generale di allenamento e di forma fisica, e quindi capacità del nostro corpo di sopportare gli sforzi. Se veniamo da un decennio di sedentarietà e partiamo con una performance di 100 flessioni (push ups), può essere che i polsi, usati al massimo nell’aprire i barattoli, non reggano alle nuove esigenze di sforzo e inizino a fare male. In questo caso non si tratterebbe né di esercizio sbagliato né di modalità di esecuzione errata, ma solo di mancanza di gradualità nel dosaggio.
Quindi non sopravvalutiamoci e non sottovalutiamo delle performance che ahimè vengono troppo spesso presentate come semplici da conquistare, affidiamoci a personale competente che sappia valutare la strada migliore per un obiettivo raggiungibile, ma soprattutto professionisti simpatici, perché spesso per ottenere risultati ci vuole tempo e, se in buona compagnia, il percorso risulta più gradevole.

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