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Come tenere il bimbo che sta imparando a camminare.

  • 21 ottobre 2017
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Hai mai provato a camminare tenendo le braccia alte?

E’ la domanda che mi sono posto nei tentativi di accompagnare nei primi passi mio figlio Pietro, quell’adorabile pigrottolo che ancora a 15 mesi non cammina da solo, quando ho notato che nella realtà che mi circonda, tra parenti e conoscenti, il metodo più usato per aiutare il bimbo a camminare è tenendolo dalle mani.

Se penso al cammino normale, però, le braccia non sono su (tranne nei film anni ’80 sugli zombie), ma sono libere ed oscillano per rendere il passo efficiente ed avere maggiore equilibrio. Perché allora non far sì che impari da subito a camminare correttamente piuttosto che farlo camminare in un modo che poi, una volta autonomo, dovrà anche modificare?

Io faccio così: tengo il bambino il più delle volte da dietro, con le mie mani che avvolgono in maniera leggera il suo torace, così che il mio corpo possa limitare la sua eventuale caduta indietro, gli avambracci quella di lato o in basso, le mani quella in avanti. Le sue braccia sono libere di muoversi. E quando vedo che il bambino è abbastanza stabile con le mani accompagno solo il bacino, per lasciare ancor più libera e naturale l’oscillazione del tronco

Ho cercato, ma non ho trovato studi scientifici che avvalorano un metodo piuttosto che un altro.

Ho solo cercato di far valere il buon senso partendo dalla considerazione che il normale sviluppo motorio del bimbo dai 9 mesi segue nella normalità questi progressi: da seduto inizia a gattonare per esplorare il mondo circostante, per poi stare in piedi in appoggio, per poi stare in piedi senza appoggio, e poi finalmente procedere a compiere i primi passi. E’ quello che succede anche a noi adulti se saliamo la prima volta su una barca che oscilla: ci sentiamo insicuri, cerchiamo subito di capire come fare per non cadere, così che nell’immediato pieghiamo un pochino le ginocchia per ammortizzare eventuali perdite di equilibrio, allarghiamo le gambe e le braccia per aiutarci, se serve cerchiamo un appoggio, e solo dopo proviamo cautamente a fare dei passi, all’inizio tenendoci appoggiati a qualcosa, cercando di non cascare, e magari si casca… esattamente come succede ad un bambino nel suo normale sviluppo, fatto di tanti tentativi ed errori.

Nel 2012 la rivista Psycological Science ha pubblicato uno studio interessante sul come i bimbi imparano a camminare: tre telecamere nascoste hanno ripreso, in un laboratorio arredato come una casa, dai 15 ai 60 minuti di attività spontanea di 151 neonati (tra gli 11 e i 19 mesi, alcuni già camminatori, altri gattonatori) liberi di muoversi e assistiti dai genitori (invitati a comportarsi in modo naturale). L’analisi dei dati indica che i neonati accumulano enormi quantità di tentativi di passi, vari e distribuiti nel tempo, imparando a camminare proprio per tentativi ed errori: con ogni giorno di camminata, i bambini fanno sempre più passi, percorrono più distanze e cadono meno, e si pensa siano motivati a camminare proprio perché vanno più velocemente che non gattonando senza aumentare il rischio di caduta. Si pensi che i bambini camminatori hanno camminato una media di 2367 passi all’ora, percorrendo circa 700 m all’ora!

Certo, se tengo il torace del bimbo piuttosto che le mani io devo stare più basso, ma è anche vero che se mi aiuto piegando le gambe sto facendo solo sforzo muscolare, preservandomi dal mal di schiena da cui il metodo tradizionale non mi salva comunque.

Vero è anche che se prendo il bimbo per le mani piuttosto che per il tronco ho quasi l’impressione di andare più veloce e fare più strada, ma siamo sicuri che sia questo l’obiettivo, piuttosto che il fatto che impari a camminare bene? Con i girelli i neonati apparentemente scorrazzavano ancor più veloce, ma si è visto che addirittura ritardavano i tempi del cammino autonomo, e ad ora sono per lo più sconsigliati (Siegel et al, 1999).

La domanda che ormai mi pongo su ogni cosa, condizionato in parte dal mio lavoro, in parte da tutti i libri sui bebè letti con mia moglie è: lo sto facendo per me o per lui?

Tenerlo per le mani per insegnargli a camminare lo vedo un po’ come se gli facessi io i compiti per fare in fretta, sostituendomi a lui e limitando la possibilità che impari bene da solo. Io credo che nei suoi primi passi il mio ruolo sia più limitato, e che io debba solo accompagnarlo e sostenerlo (fisicamente ed emotivamente), in questo caso con l’obiettivo che sviluppi una sua autonomia di movimento corretta, consapevole che una volta appreso sarà appreso bene e per sempre.

Infatti Pietro con le mie mani lo aiuto il meno possibile, per far sì che lui faccia il suo massimo possibile: più un contenere che un tenere, più un indicare e un accompagnare che un guidare, più un limitare le cadute che evitarle, lasciando che impari coi suoi tempi anche a rialzarsi da solo.

Ci vuole un po’ di sensibilità nelle mani per capire dove finisce il mio aiuto e inizia il suo impegno, ma con un po’ di pratica svaniscono rapidamente i dubbi.

Ah, prima di creare false aspettative, sottolineo che il bimbo in ogni caso cade, come anche Pietro mi è caduto faccia a terra pochi giorni fa, e come è normale e naturale che sia: nello studio citato i bambini già camminatori cadevano una media di 17 volte all’ora!

Ma non tenendolo per le mani, nel cadere ha avuto la possibilità di usare le sue mani per attutire l’impatto, ed io stesso con le mie mani sul bacino ho potuto contribuire a rallentare la caduta ed attenuare l’impatto, senza rischiare, come spesso succede nel tenerlo con le mani, per un fare istintivo, di strattonargli il braccio, con eventuali altre conseguenze negative.

2018-02-25 00.19.08

2 comments on “Come tenere il bimbo che sta imparando a camminare.

  1. Sara scrive:

    Puoi mettere foto di come fai?! Non ho ben capito,comunque da in piedi, o sei sdraiato? Comunque d accordissimo,anche con l imparare a star seduto,vedo che se lo lasci fare, testa il suo equilibrio e ogni giorno sta su di più.

    1. antonio scrive:

      Ho aggiunto una foto in fondo all’articolo che ben rappresenta la mia idea.
      Come vedi io sono dietro, la mia mano sinistra controlla e guida il torace mentre la mia destra controlla e guida il bacino.
      Scrivo che controllo e ‘guido’ perchè il bimbo è grande e ben capace di camminare ma nel momento della foto non vuole farlo (il suo viso è emblematico), volendosi anzi buttare a terra: con le mani così messe posso oppormi, evitare che caschi, e anzi guidarlo nella direzione in cui voglio.
      Non sono molto piegato sulle gambe per mantenere una certa distanza ed evitare manate di dissenso..

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